BLOG : La memoria ogni giorno più corta.(1)




Il cassetto

Troppo spesso ultimamente prendo certi atteggiamenti che, da sempre, ho considerato tipici delle persone di una certa età. Forse credevo di essere capace di prendere le distanze da certi stereotipi, o più semplicemente,  credevo di saper controllare il mio modo di fare e di essere. 

Peccato, che abbia sempre voglia di prendermi troppo sul serio e che, anche nelle piccole riflessioni, pretenda di essere “differente” nel dire quel che penso. Il fatto è che certe cose che capitano in questo periodo, mi lasciano pensare che in fondo, qualche responsabilità in quello che sta succedendo dovrei assumerla anch'io: cominciamo dall'inizio.

Io non ho mai avuto una buona memoria, anzi potrei dire che ho sempre avuto una pessima memoria, ricordo ancora mia madre che, per riuscire a farmi imparare le tabelline, me le cantava, o meglio, dava ai numeri un ritmo per farli diventare un ritornello facile da ricordare. Poi però cominciarono a farmi esercitare la memoria con le domandine di religione alle quali si doveva rispondere con delle parole precise, con delle citazioni – da recitare, come i versetti - i sure - del Corano che non ammettono interpretazioni – e qui il gioco fu facile, perché ai preti dissi subito: “Ho capito, posso rispondere a parole mie, però a memoria non me la ricordo”. I due preti, quello di religione e un altro, si guardarono in faccia e dissero chiaro: “Questo alla gara sulle domandine, non ce lo mandiamo.”

Più complicato cominciò ad essere con le poesie, i grandi classici, che ai tempi della scuola dovevamo imparare a memoria, io ci provai tante volte, insistevo e perdevo pomeriggi a cercare di mettere in fila quelle bellissime, indimenticabili parole, quei sentimenti che mi entravano dentro, che per fortuna ci sono rimasti, ma che non riuscivo a esprimere con le parole che avrei dovuto ricordare, anzi meglio sarebbe stato recitare. Divenni uno che per esprimere un concetto ha sempre cercato parole sue, spesso troppo difficili da trovare, così ... tante idee sono rimaste nell'aria, perse, passate, troppo vecchie da raccontare ormai, quando le parole giuste – finalmente – le trovavo.

E dovetti così cercarmi un metodo che mi permettesse di convivere con un sistema che ha sempre avuto alla sua base una “memoria” da cui partire per ogni ragionamento ed ogni comportamento, sia nella vita di tutti i giorni che, soprattutto, nel quotidiano lavorativo. Imparai che il ragionamento ha un suo modo di essere ed una sua spontanea progressione, quindi un concetto, un fatto, un qualsiasi argomento, da cui prende origine il ragionamento, entra in contatto con altri concetti, con certi altri fatti e si trasforma man mano, fino ad assume una nuova identità che però, continua a cambiare ogni volta che entra in contatto con altri concetti astratti o altri fatti reali che influenzano e riorientano ancora, fino a portare al punto di arrivo del ragionamento stesso: Ora, chi ha buona memoria ha sempre potuto seguire il filo del ragionamento poggiandolo, semplicemente, su dei cardini frutto della propria conoscenza, della propria esperienza, della propria cultura.

Molto semplice quindi per chi riesce a trovare sempre dove sta quel cassettino della mente in cui si trova quel pezzetto di memoria da cui deve partire un ragionamento, meno semplice per chi ha i cassetti in disordine. Infatti, anche se le conoscenze acquisite con lo studio, non vanno mai (completamente) perse, il lavoro da fare per ritrovarle è molto faticoso. Bisognerebbe tenere in ordine anche la mente, infatti quando si cerca un concetto che si sa di conoscere, ma non si trova, in genere non è un vero vuoto mentale quello che si prova, ma un disagio che si può paragonare solo alla ricerca disperata del calzino scomparso. C'è, non ci sono dubbi, la sensazione è chiara: I calzini erano indiscutibilmente due – ne sono sicuro - ma il secondo calzino, come il concetto che sfugge, resta nascosto e serve solo pazienza per ritrovarlo, per farlo tornare in mente.

Manca un pezzettino, un filo leggerissimo che dovrebbe collegare il pensiero manifesto con il lampo che ci illumina la mente e appare ai nostri occhi ma che non si concretizza e non ci permette di fare quel riferimento, quella citazione che può far comprendere a tutti e facilmente, su cosa poggiamo la nostra riflessione o il nostro ragionamento che poi, siamo sicuri potrà filare via leggero e scorrevole. Di questo mio difetto, ho dovuto farmi carico, ho dovuto accettarne i limiti e, per evitare che potesse far danni seri, ho dovuto cercare una mia strategia, rinunciando così a parlare a braccio su molti argomenti su cui, esprimersi nell'impeto dell'istinto, sarebbe staro di sicuro effetto. Meglio prendermi qualche minuto ed esseri sicuro di raggiungere l'obiettivo senza sbagliare strada, anzi evitando anche di prendere qualche scorciatoia come suggerisce, qualche volta, l'eccesso di fiducia nei propri mezzi che, però, può “trarre in inganno”.

Alle risposte istintive ho sostituito un lavoro di preparazione, ho cercato sul vocabolario, sulle enciclopedie, sui libri di scuola, conferma ai concetti che servivano a infiocchettare il ragionamento, poi – improvvisamente - tutto è diventato più facile: Internet, ha messo a portata di mano vocabolari, enciclopedie e libri, sempre aperti alla pagina giusta, con un click-ovunque-in-qualsiasi-momento.

Però, c'è un problema, però.

Io fino a ieri le fonti delle informazioni a cui volevo far riferimento me le andavo a cercare dove sapevo che le avrei ritrovate, cercavo esattamente in una certa pagina di un certo libro, dove ricordavo di aver letto qualcosa, anche se in quel momento non me la stavo ricordando, oppure sapevo dove avevo scritto una mia nota (anche se non ricordavo esattamente le parole che cercavo o cosa avessi scritto in quella nota) perché quella nozione letta ed imparata - anche se dimenticata – per me era un cardine che aveva una evidente importanza formale, oltre che sostanziale, sia che io fossi d'accordo, sia che non lo fossi.

Oggi, ogni volta che chiunque faccia una qualsiasi affermazione anche irrilevante, oppure abbia un dubbio, vediamo subito qualcuno muovere velocemente i pollici su un qualsiasi telefonino e assentire con la testa, oppure correggere le affermazioni appena fatte - di impeto - forse anche con una certa approssimazione, da chi si fida della propria cultura, delle proprie convinzioni, della memoria.

Quindi vogliamo dire che “la memoria, in fondo in fondo, è una reliquia di un passato ormai superato” ?  Vogliamo dire che non serve più?  Che serve meno?  Vogliamo dire che quelli come me - che non hanno mai avuto una buona memoria - si stanno prendendo una bella rivincita?

Vogliamo dire che tutto quel tempo perso sui libri potrebbe essere stato speso in modo più produttivo, magari studiando anziché dei testi antichi (antiquati?) qualcosa di più attuale, come l'uso di nuove tecnologie, come cercare evoluzioni e applicazioni di internet per dare soluzione a tante piccole necessità di tutti i giorni?

Certo che possiamo dirlo, basta credere. Basta avere fede. Basta non mette in discussione quelli che ci vengono indicati come “assunti” come dati assoluti, sicuri, di cui ci si deve fidareDare, cioè, a certi dati il valore di "TABU' " e partire da li, per andare oltre. 

Senza fare domande o chiedersi perché.


Diciamo che anziché andarmi a cercare le mie conferme – da usare come punto di partenza o solo per rinfrescare la memoria - tra le mie note a margine di un testo scritto da una di quelle menti di cui “io avevo deciso di potermi fidare”, dopo aver compreso il significato e le ragioni  delle parole che aveva scritto quel certo autore, dopo aver deciso che quelle erano proprio le parole giuste a cui  “io” volevo riferirmi, decido che da oggi, non  cerco più  “quella certa pagina” di quel certo libro, ma aspetto che Internet me la trovi.

Che internet mi dia la risposta che mi faccia ricordare quel “pensiero o quel fatto” che in altri tempi avrei ricordato solo dopo aver perso tutto il tempo necessario a sfogliare libri e cercare note; quelle stesse che sono parte della mia conoscenza, dei miei studi, del mio pensiero. Oggi, posso saltare un passaggio, posso tranquillamente non ricordare ma CREDERE in quello che leggo.

Basta credere, basta non mettere in discussione gli “assunti”: quello che “sta scritto”, in fondo è molto simile a quello che io avrei ricordato, se io potessi fidarmi della mia memoria.

E così dando fiducia a quanto andiamo a leggere, andiamo avanti più speditamente con il nostro ragionamento e siamo sereni con la nostra coscienza, perché diciamo cose giuste, elaborate su premesse che sono alla base del nostro modo di pensare.

Accettando le premesse che ci suggerisce Internet (a cui abbiamo chiesto di ricordarcele) il ragionamento filerebbe via tranquillo e la nostra vita potrebbe scorrere sicuramente in modo molto più leggero, come la nostra mente che non avrebbe bisogno di affaticarsi troppo per trattenere tutta quella gran quantità di parole, di concetti, di numeri, di fatti, di date che ci rendono la testa tanto pesante e che, qualche grattacapo - a chi di memoria ne ha sempre avuta poca - ci hanno sempre procurato.

Basta credere. Basta credere che le parole che ci vengono dette siano utilizzate nel contesto di frasi e concetti che rispondono, in perfetta buona fede alle nostre domande.
Basta credere che non siano state svuotate del proprio significato reale, che non vengano usate come tabù incontestabili – un Tabù non ammette replica - e che possano essere i cardini (quelli che cerchiamo nella nostra memoria) che orientano e decidono la direzione che deve seguire il ragionamento: “Il nostro ragionamento”.

Certo c'è qualche possibilità che il risultato di un ragionamento elaborato sugli stessi cardini  – messi a disposizione di tutti e utilizzati da tutti - per formarsi una idea, sia in linea o confermi le tesi che chiunque altro partendo dalle stesse premesse, gli stessi dati, può (o deve) raggiungere.

In fondo

In fondo la vita è tanto frenetica e c'è tanto poco tempo per fare qualsiasi cosa. C'è tanto poco tempo anche per godersi un raggio di sole, o per guardare con attenzione la bellezza, la natura, la sensualità, l'arte. Quanto è più facile fare una bella foto a tutto quello che vediamo e convincerci di essercene imbevuti a sufficienza e di aver catturato il suo sapore o la sensazione dell'attimo. Senza soffermarci - senza perder tempo -  e correre subito a catturare altre sensazioni, che gusteremo dopo, con comodo.

E passare oltre, fare altre cose e poi altre più cose. Poi chissà, forse un domani troveremo un momento per riguardarci quel bel raggio di sole, o per ricordare quella bellezza che avevamo intravisto un certo giorno …. ma vedremo e potremo ricordarci solo di un riflesso rubato, di una immagine, di una riproduzione , di una finzione di quel raggio di sole o di quella bellezza che stiamo cercando: l'originale, la vera bellezza, le sue sfumature, i suoi difetti, restano nascosti, non sono gli stessi di quel momento in cui l'abbiamo vista con i nostri occhi – senza guardarla e senza bearci della vera emozione propria di quel solo momento – perché allora non ne abbiamo avuto il tempo. 

Così abbiamo perso l'attimo giusto, quello in cui la vita ci aveva concesso di osservarla, di comprenderla, di farcela entrare dentro e farla diventare parte della nostra conoscenza, della nostra esperienza, della vita vissuta. Abbiamo bloccato il piacere del sentimento in un semplice scatto fotografico, soddisfatti per averlo fatto diventare un TABU', sicuri che domani avremmo potuto goderci, nel nostro intimo, le stesse sensazioni. Con la sicurezza di aver fermato il tempo dell'attimo rubato.

Siamo ormai abituati a guardare tutto con superficialità, ad essere sicuri di poter aver una seconda opportunità, di poter contare su una memoria più forte e capace della nostra. Da accendere e spegnere a comando.
E questo modo di fare ci è entrato dentro e ci illudiamo di replicare l'attimo, di moltiplicare il tempo. Un tempo-che-non-abbiamo-perso e che ci fa sembrare di essere più ricchi, ci fa sembrare di poter possedere anche quello che non è ricchezza reale. Crediamo di aver a disposizione sempre e ovunque un momento del nostro spirito, della nostra vita, ci sembra che tutto sia possibile e rintracciabile in qualche posto dell'etere che noi saremo sempre capaci di ritrovare.

Ma torniamo per un momento alle nostre belle foto:  E se andassero perse?

Beh, allora, potremmo sempre andare a cercare qualcosa di simile che ci faccia ripensare al nostro bel raggio di sole o alla bellezza di cui conserviamo un vago ricordo, ma non la sensazione di benessere, di piacere, di amore o di rabbia. Su Internet troveremo tante immagini che possono ricordarci le nostre, molto simili a quelle che ricordiamo e che mostrano oggetti, persone, suoni, parole di qualcosa di simile, anche se preso in un momento diverso. Sono immagini però che hanno un sapore differente, che ci appaiono piatte, meno profonde, che non sanno esprimere la sensazione del nostro momento di contatto con la nostra realtà che guardava lo stesso oggetto, o persone simili, o suoni, o odori, o parole che raccontano le stesse storie. Sono immagini di un giorno qualsiasi, non del giorno che abbiamo vissuto noi.

In fondo: sono queste le risposte che troviamo in rete quando cerchiamo una data, un fatto, un pensiero: ci appare una lista di siti dalla quale possiamo scegliere qual è la miglior risposta alla nostra domanda. Tanti siti, più o meno uguali, che dicono tutti più o meno le stesse cose e tra i quali noi possiamo scegliere, in base ad una priorità di scelta che ci offre la tendina con i titoli, oppure ispirati dalla simpatia delle prime parole scritte nel testo.

Più o meno: uno qualsiasi dei siti tra cui possiamo scegliere dice le stesse cose, le dice con parole simili, con una consecutio simile, citando gli eventi e citando gli stessi concetti. Forse qualcuno o qualcosa verrà dimenticato da un sito e ricordato da un altro, forse qualcuno metterà più enfasi o meno enfasi su un momento del pensiero o del fatto, Forse qualche sito darà, velatamente, una propria interpretazione – più o meno, alla fine avremo una conferma che ci permetterà di andare avanti nel nostro ragionamento, più o meno, in linea con il nostro pensiero.

Più o meno rifletterà qualcosa dei nostri ricordi, della nostra formazione culturale. Poi ci abitueremo a non fidarci più della nostra memoria, che a volte ci tradisce, anzi bisognerebbe esercitarla regolarmente per farla funzionare bene. 
Ma vale la pena perdere tanto tempo per imparare a memoria tante cose ? Vale la pena di sforzare il cervello per farsi una propria cultura? 
E' tanto comodo fidarsi di una banca dati sempre aggiornata, facilmente consultabile e più sicura della nostra "cultura personale". Lasciamolo ad altri l'onere di trascrivere le informazioni che ci serve ricordare, quelle che ci servono per poter ragionare con il nostro cervello, evitiamo di perdere tempo, anche perché - in questo modo - gli amici che la pensano come noi sono sempre di più. 


(fine parte 1)
La Memoria ogni giorno più corta (parte 2)




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