BLOG : La Memoria ogni giorno più corta (3)



Un barlume di memoria    


Certe volte, nel sogno, viviamo situazioni che ci sembrano reali, ma proprio in quei momenti in cui siamo fuori dalla realtà temporale, il nostro “io”, la nostra coscienza profonda, tutte le nozioni, le impressioni, le esperienze che abbiamo vissuto o di cui abbiamo solo avuto una percezione, ci appaiono limpide, ovvie ed evidenti in tutti i loro dettagli.

In quei momenti che di solito dimentichiamo appena svegli, ci possiamo permettere di ragionare senza limiti e di esprimerci compiutamente su argomenti ben noti - ma anche su argomenti che solo riteniamo che ci siano ben noti. E ci troviamo a sentirci disquisire dottamente nella nostra lingua madre o in altre lingue con termini e perifrasi raffinate, attingendo informazioni, probabilmente, nascoste in qualche angolo del nostro cervello, dove da svegli, non si riesce mai a scavare, nella memoria più profonda o tra cognizioni che non sono ancora parte del nostro vero patrimonio culturale. Scaviamo tra nozioni allo stato larvale, poco studiate e poco digerite, in un posto dove – forse - si sono insabbiati momenti e pensieri di un certo tempo della nostra vita, in cui abbiamo riflettuto, studiato o imparato a memoria, qualcosa che è stata presto superata e mesa da parte.
Oppure ci sembra di vivere di persona esperienze antiche, troppo antiche per essere parte della nostra storia e ci sembra di percepire sensazioni, gioie, dolori, bisogni o sentimenti reali ma improbabili, forse elaborati per effetto di qualche sentito dire, letto distrattamente o ascoltato in famiglia, nella primissima infanzia. Non oso pensare a una memoria ancestrale, innata e residuo della progenie, perché mi sbilancerei verso argomenti, per me, troppo oscuri.

Parliamo solo di stati d'animo, di nozioni e di lampi che se abbiamo conosciuto in qualche momento della nostra vita, poi abbiamo rimosso dal nostro patrimonio quotidiano fino a che, certe cose che credevamo di aver imparato o di averne assimilato il significato, ci sono diventate estranee, sconosciute, per essere poi riscoperte, come se fossero nuove.
Potrei dire le stesse cose – forse – usando una definizione differente e cioè che le situazioni che viviamo nel sogno sono semplici sragionamenti, e l'impressione e il ricordo della raffinata, colta e profonda esposizione della “nostra scienza acquisita”, che ci resta dopo il risveglio, è semplicemente il frutto di uno stato di esaltazione del nostro io addormentato, che nel sogno non può essere oggetto di nessuna critica, di nessun controllo, di nessuna prova contraria.  
Un desiderio nascosto di essere quello che vorremmo essere o che gli altri potessero vedere in noi. Un momento di Fantasia pura e assoluta che vuol rappresentare la nostra vita ideale in un mondo che desidereremmo esistesse, ma che è purtroppo e incompatibile con la realtà della Natura e dell'Uomo.

Nella quotidianità, qualche volta ci mancano le parole per esprimere un concetto nel modo e nella forma che sappiamo potremmo dare al nostro pensiero, è allora che sentiamo che la nostra mente è attraversata da un barlume – come un lampo, che acceca ma che si spegne subito - che ci lascia intravedere solo qualcosa di quanto sappiamo di aver saputo, ma che – nel momento in cui ci serve veramente - ci sfugge e, come succede sempre con il lampo, non facciamo in tempo a godere di quello che rischiara la sua potente luce.
Ci resta solo un'ombra, un fantasma che sentiamo aleggiare intorno a noi ma che non possiamo toccare, anche se ci sembra quasi vivo e presente. Non abbiamo le prove, gli elementi o il coraggio per dirlo ad alta voce: è una situazione che ci lascia confusi, una situazione che ci toglie la certezza dei nostri mezzi, lasciandoci sentire più piccoli e con un fastidio per quel senso di disorientamento che si confonde con la vergogna di non sentirci adeguati alla situazione che abbiamo cercato: “non ci sentiamo alla nostra altezza”.

Allora cerchiamo di rimuginare nella memoria di trovare qualche riferimento, qualche immagine, qualche data, e quando troviamo un gancio, un qualche riferimento che ci accompagni verso quel posto nella mente dove credevamo di aver riposto il suggerimento di cui proprio ora abbiamo bisogno, troviamo solo uno spazio vuoto e ci prende lo sconforto.

Restiamo, letteralmente, senza parola, mentre una rabbia blanda ci sale su dal petto, una sorta di malessere, di fastidio per non essere all'altezza di una situazione che credevamo di saper ben gestire, per non essere quella persona brillante che avevamo creduto di essere, per non ricordare qualcosa che credevamo fosse ormai nostro patrimonio da sempre e una volta per tutte.
È uno stato di confusione mentale molto simile a quello che si vive quando, rientrando a casa, troviamo la porta aperta e una grande confusione e allora ci sentiamo violati, perché qualcuno ha messo le mani tra le nostre cose. Anche se poi alla fine quello che manca è ben poca cosa. Ma ci ha dato la dimostrazione che di nostro nella vita non c'è nulla, di tutto quello che abbiamo accumulato possiamo disporne solo fino a quando siamo in condizioni di controllarlo. E' il momento del caos quello che ci fa sentire quanto siamo veramente vulnerabili sia nella vita sociale, sia in quella intellettuale o affettiva.

Ci lasciamo prendere da questi ragionamenti e ci estraniamo dal mondo che ci circonda per qualche attimo, solo qualche attimo. Poi suona il telefono, una macchina è parcheggiata in seconda fila, una ragazza ci chiede che ora è .... e già ci scordiamo di non aver ricordato. E torniamo con i piedi per terra, nel mondo reale dove si ricomincia a correre per mettere in fila le tante piccole cose che riempiono le giornate e che non ci lasciano mai il tempo per restarcene in silenzio, a pensare da soli.

Quel tempo che ci farebbe tanto comodo per rimettere a posto le cose, per fare ordine nei famosi cassetti in cui nascondiamo le nostre idee, per ritrovare quelle parole che non abbiamo trovato quando avremmo dovuto, per guardarci dentro e cercare meglio, magari per ritrovarci qualche pensiero antico o qualche cognizione appresa a scuola, o qualche bella parola letta su un libro che, alla fine, nemmeno ci era piaciuto tanto.
Certo le abitudini sono un brutto vizio e quando ci siamo abituati a comprare sempre e tutto quello che ci serve ora, a comprare cose nuove, cose che spesso abbiamo dimenticato di aver riposto in fondo a qualche cassetto chiuso da anni, o che ci costa troppo andarle a cercare giù in cantina - o nella nostra mente - e controllare se, veramente, quello che stiamo comprando è qualcosa ci può far stare meglio e che ancora non possediamo, o se semplicemente ci viene più comodo “non perdere tempo”.

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E' il tempo il vero problema che ci allontana dal mondo reale, e la mancanza di tempo – perché siamo troppo occupati nelle tante piccole inutili faccende quotidiane – è il motivo per cui anziché guardarci dietro e cercare in cantina o nella memoria, quel qualcosa che dovremmo già avere in casa, ci siamo abituati ad usare solo le cose o le parole, che abbiamo a portata di mano e quel che ci manca lo compriamo – perché chi vende pensieri o merci sa bene cosa cerchiamo – e guardiamo avanti, verso un futuro che non ci farà sentire vecchi, anche se il futuro ormai ha poco di nuovo da raccontare.  
Ma c'è un fatto: il bisogno di comprare ci obbliga a scegliere tra quello che c'è in vendita, quindi ci costringe ad adeguarci all'offerta, a quello che viene messo a disposizione del cliente, che sceglie tra quello che trova. Così se ho dimenticato di possedere una camicia celeste e ne trovo una azzurro chiaro, compro la camicia azzurro chiaro e la uso come se fosse celeste - come avrei voluto che fosse quella a cui pensavo. 
Per la camicia, tutto sommato, cambia poco. 
Però, se ho dimenticato una parola e vado a cercarla su un vocabolario, o su un sito internet piuttosto che un altro, ne trovo una grande quantità - forse anche quella che cercavo - ma devo scegliere bene e cercare nel mucchio e spesso tra le tante parole simili, prima di trovare quella che veramente cercavo, me ne vengono proposte tante altre che hanno una sfumatura di significato differente. Ma io per non perdere tempo prendo la prima che mi sembra più o meno rispondente alla mia idea, visto che quella che avevo in testa, finora non si trova.  
Anche qui, come per la camicia, poco danno, se non che ....  come diceva Totò, in una sua famosa battuta "E' la somma che fa il totale".
Infatti il sistema e la cultura in cui è immerso il mondo di oggi è piuttosto approssimativo, poco propenso alla accuratezza - sempre per mancanza di tempo - e una parola è soggetta a varie interpretazioni e, se in un discorso le parole "simili" a quelle che renderebbero esattamente il pensiero, sono parecchie è più facile travisare il senso del tutto. 
Ecco perché - per esempio - la realtà spesso si confonde con la verità, ma non con la Verità assoluta, si confonde con la verità che ci viene presentata più spesso, con quella più martellante, con quella raccontata da tanti e nel modo più idoneo a farcela assorbire per convincerci. E' una verità di parte e, sempre per mancanza di tempo, è quella che ci conviene accettare, così possiamo ricominciare subito a pensare ad altro. 
E' il mondo che cambia per mezzo nostro e anche senza volerlo cambiare lo raccontiamo giorno per giorno in un modo, casualmente, appena differente e ci comportiamo, sempre casualmente, in modo appena differente. Come è sempre stato? Si ma molto più velocemente, perché il tempo ormai è molto più veloce che nel passato. Trent'anni fa, cinquant'anni fa o un secolo fa rappresentano altre epoche, altri modi di vivere. Il progresso tecnico, tecnologico, informatico ecc... improvvisamente ha costretto il mondo a correre anche se gli uomini di oggi hanno gli stessi limiti di un secolo fa, di un millennio o di due millenni fa. Non sono più intelligente ma possono accedere a molte più informazioni e devono fidarsi di quello che leggono perché non hanno tempo per verificare ed accettano, per convenienza, quello che viene accettato dalla maggioranza. 

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Il Passato è passato e quello che è già stato fatto ormai non serve più, non serve ricordare che la storia gira, che ogni giorno ricomincia come quello che è appena finito e che gli errori fatti ieri li ripeteremo, anche noi, gli eroi-di-domani.   Se la storia insegnasse veramente, se gli uomini ricordassero e se i figli imparassero dagli errori dei padri, non sarebbero sempre gli stessi a vincere.
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Che delizia l'artra sera ar Campidojo,
quanno sott'ar cavallo de Marc'Aurejo,
n'orchestina de pifferi e tromboni
nun stonava in mezzo tanti capoccioni.

A mette' nzieme storia e sentimento
se risveja l'anima der monumento,
der marmo, der bronzo, der cimiero
e er tempo, che guarda tutti sacro e fiero.

L'omo senza tempo se riconosce
ne lo spirito, ner coraggio e ne l'angosce
de 'n momento che nun c'ha futuro, né passato.

E mentre te perdi tra 'ste note moderne,
senti ch'er pensiero nun è mai cambiato
e un soffio de vita eterna esce da l'urne.

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«Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero.
Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale».

Pier Paolo Pasolini - Scritti corsari anno 1975

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